Altro che eroina

20 04 2009

adesso c’è lei…

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Facebook Is Burning

26 11 2008

divertente…





Ancora sui Social Network? No…

24 11 2008

Ok la notizia è vecchia (più o meno di un anno), ma non mi sembra che qua (intendendo come qua l’Italia, Torino, la Blogosfera ecc. ecc….) se ne sia parlato più di tanto e, dopo tutto quello di cui abbiamo discusso nelle scorse settimane, è sicuramente attuale. Parliamo di NOSO, il social network che non è un social network: “NOSO is a real-world platform for temporary disengagement from social networking environments. The NOSO experience offers a unique opportunity to create NO Connections by scheduling NO Events with other NO Friends”(fonte nosoproject.com/about/). A metà tra l’esperimento sociologico e la performance artistica, NOSO è molto semplice da usare. Vi registrate e aspettate, presto un nuovo NOSO verrà organizzato nel pub vicino a casa vostra, nel bar della vostra università, nel parco dietro casa (ok ok se abitaste a San Francisco serebbe più facile). Parteciperete al NOSO insieme agli altri utenti (i vosti NO amici) ma… non avete alcun obbligo di interagire con loro: lo scopo di NOSO (=NO SOcial) è semplicemente quello di farvi spegnere il computer e farvi uscire di casa. Questa è l’esperienza che condividerete con gli altri partecipanti: uscire là fuori dove c’è la vita vera.

noso





Lascerò Facebook?

14 11 2008

Questa sera lascerò facebook? Ieri commentando il post di Dj Vespa sull’incontro di questa sera all’Amantes propettavo la possibilità di lasciare facebook, cancellando il mio account. I motivi sono noti: privacy zero, perdita di tempo, mail intasata e (forse soprattutto) quello snobismo che mi prende quando qualcosa a cui io mi sono avvicinato in tempi non sospetti diventa improvvisamente The Big Thing. Ci sono molti motivi per cui Facebook non mi piace e, in un certo senso, lo vedo davvero come un pericolo per la rete, soprattutto riguardo gli utenti meno 2.0, cioè la maggior parte dei miei amici e conoscenti, quelli che non hanno un blog, non hanno flickr, non consultano wikipedia, quelli quindi che usano la rete per controllare i titoli di repubblica.it e, da poco, per facebook. La mia paura è che facebook diventi una rete nella rete, e che sempre più utenti al posto di collegarsi al web si colleghino direttamente ed esclusivamente a fb. Non credo, come suggerisce il dibattito di questa sera, che fb rosicchi audience ai blog (io credo che solo i bloggers leggano i blog, gli altri, se lo fanno, lo fanno inconsapevolmente o non lo fanno proprio), ma credo che alla lunga possa intorpidire l’utenza sugli sviluppi del web. Pensateci: io già adesso ricevo dei “bollettini”, sorta di giornaletti creati e diffusi esclusivamente via facebook, sempre più personaggi pubblici hanno la loro pagina di cui si può diventare fan, facebook è come il bignami della rete: ci sono i video, ci sono i post, ci sono le informazioni, ci sono le foto, ci sono cose divertenti che fanno ridere, tutto più piccolo e annacquato. Dj Vespa dice che può essere utile per il lavoro che facciamo (“comunicazzzione”), ma su questo non sono particolarmente d’accordo, certo puoi facilmente reperire informazioni su chiunque, come la mail del determinato tizio, della determinata azienda che ti serve, ma non credo che un contatto nato su facebook possa tornarti particolarmente utile. Cioè se devi intervistare o fotografare Walter Veltroni, facebook è inutile. Magari serve a far vedere che ci sei, che sei connesso. Ma punto. Può servire alle aziende, che creano pagine dedicate ai loro prodotti, e questo è uno degli aspetti che mi piace meno. Gli artisti, i videomaker e i musicisti rimangono comunque su myspace, da questo punto di vista molto più performante. Un’altra (non)feature che non mi piace è l’assoluta impossibilità di cambiare o abbellire il layout della pagina, trovo quest’uguaglianza imposta davvero fastidiosa. Perchè la mia pagina dev’essere uguale a quella di Filippo Facci? Perchè devo utilizzare solo l’azzurro?

Però. Però ieri sera mentre facevo un giretto, mi scaricavo le foto che ho paura di perdere nel caso lasci il servizio, mi salvavo le email di chi mi interessa, ho pensato che qualche cosa di buono c’è. Certo, è inutile e non umano poter ritrovare gente persa da 20 anni, che magari neanche all’epoca ti stava così simpatica, è inutile aggiungere 400 persone come “amici”, è inutile scambiarsi gintonic virtuali e diventare fan di sapientino, ma è utile poter restare in contatto con chi magari prima vedevi tutti i giorni sulla scalinate di palazzo nuovo e adesso, causa lavoro di entrambi, incontri una volta al mese, è utile (per chi ce l’ha) vedere come cresce la tua nipotina che abita a Londra, è bello ritrovare chi ti stava davvero simpatico e hai perso per i casi della vita, è bello condividere con i tuoi compagni di viaggio le foto delle vacanze. Per esempio, una delle cause che potrebbe farmi rimanere su Facebook è questa: ieri i miei ex colleghi del giornale su cui scrivevo hanno aperto un gruppo dedicato a questa testata. Ed è stato come tornare in redazione, molto di più che seguire il loro sito, è stato tornare nella redazione dove ho passato ore e ore della mia vita. Forse basterebbe un uso più consapevole, basterebbe rendersi invisibili ai più e condividere ciò che vuoi con chi vuoi. Forse dovrei cancellarmi (definitivamente) e poi rientrare con un altro spirito. Forse dovrei cancellarmi e basta. O forse potrei semplicemente tenerlo, cagarlo di meno, e aspettare che faccia la fine di Second Life (cosa che adesso mi viene difficile pensare, ma sicuramente arriverà un facebook più bello di fb, 3 anni fa pensavo non ci fosse nulla per il p2p meglio di soulseek…).

Una cosa è certa: l’incontro di stasera e l’interesse mediatico che ha suscitato, questi miei dubbi esistenziali sul fatto se cancellare o meno il mio account di fb, i post che stanno fioccando ultimamente sui blog, dimostrano che facebook è penetrato in profondità nelle nostre esistenze. Forse troppo però. Ed è per questo che il dubbio rimane. Io il mac stasera lo porto, ascolto il dibattito. Poi decido.





Perchè sto (di nuovo) pensando di lasciare facebook

13 11 2008

Dopo l’entusiasmo… arrivano i dubbi. Ok, è l’argomento del giorno: se ne parla qui, qui e qui e in chissà quanti altri blog che non leggo (oltre che su adbusters e – tradotto – su internazionale). Se ne parla sui giornali, sui siti e (poco) anche tra amici. Facebook comincia a rompere un po’ i coglioni. Comincia (continua) a risucchiare sempre più tempo, la gente comincia a essere stufa di far vedere a tutti (a volte senza saperlo) com’è la sua faccia dopo vodka lemon+negroni+spritz+birra+vodka lemon di nuovo+chi più ne ha più ne metta ogni volta che fa una serata. Certo, anch’io ho aperto gruppi con compagni delle elementari (forse l’unica applicazione di fb davvero utile, ritrovare i vecchi amici, sempre che uno abbia voglia di farlo, mio padre, e il vostro, ha vissuto 60 anni senza rivedere i compagni dell’asilo e -soprattutto- senza essere angustiato dalle sue orribili foto con vestiti e capelli anni ’80). Anch’io sono andato a cercare i passati amori (e non) per vedere come erano diventate. Anch’io (poco) ho risposto ad appelli e aderito a cause. Però anch’io mi sono ritrovato a chiedere a persone che mi venivano presentate: “ciao? Ci sei su facebook?”, e non mi sono piaciuto. La situazione a volte è paradossale: l’altro giorno ho scritto una mail di lavoro, e il mio interlocutore mi ha risposto su fb! Ho (quasi) deciso, lascio Facebook. Deciderò (simbolicamente) domani dopo questo incontro. D’altronde ho questo simpatico blog, se voglio mettere le foto ho flickr, se voglio mettere i video ho youtube, se voglio vedere le donnine in costume ho l’imbarazzo della scelta. Ma soprattutto, se voglio vedere un amico, vado ai galli, ordino un bicchiere di vino (o un vodka lemon) e mi siedo. Vis-a-vis.

visavis





DC, WV & FB

14 10 2008

Sono molto restio a parlare di politica, anzi, penso che scriverò davvero poco su questo argomento. Non che non mi interessi, la seguo, mi informo e ritengo di aver votato sempre a ragion veduta. Ma non vi aspettate di vedermi commosso e/o urlante per un’ideologia, un partito o un politico. Tendo a mantenere una sorta di freddo distacco che forse mi è rimasto come retaggio dei miei anni di giornalismo, durante i quali mi sforzavo di essere il più obiettivo e super partes possibile. Finita questa introduzione autoreferenziale passiamo all’argomento di questo post: Daniele Capezzone, Walter Veltroni e… Facebook. Il buon Walter e il buon Daniele hanno infatti entrambi il profilo su fb (non sono gli unici tra i politici, ormai) . La differenza tra i due approcci è però molto marcata: se il profilo del leader del Pd è chiaramente uno, passatemi il termine, strumento di lavoro, curato e gestito dal suo ufficio stampa, quello del portavoce di Forza Italia invece sembra, ed è, un comune profilo di un comune thirty something su un comune (e diffusissimo) social network. Lo si evince da tanti elementi: se WV è membro di gruppi come Partito Democratico Roma, Partito Democratico Municipio IV, Partito Democratico Roma I Municipio ecc. ecc., DC invece fa parte (oltre a ovvi gruppi politici, comunque in numero minore) di Aboliamo i lunedì con un decreto legge, Mi piace scrivere… e io scrivo!,  SE DOPO IL QUINTO SQUILLO NON RISPONDO PERCHE’ NON RIATTACCHI? e  QUELLI CHE ODIANO CHI ABBANDONA I CANI. Ironicamente (per la sua posizione) è anche membro di Scheletri nell’armadio, che si presta a una duplice lettura: o Daniele rinnega il suo passato politico, o Pannella ha di nuovo esagerato con gli scioperi della fame e staziona a casa sua per rimettersi in forma. In ogni caso, tra i due approcci diametralmente opposti, io preferisco quello di Capezzone, più umano e più vicino al mezzo.

Ah, se vi interessa oggi Daniele “pensa che la giornata sarà positiva”, mentre Walter “va in diretta su http://www.youdem.tv”.





Ogni cosa è inaspettata

17 09 2008

Del mio repentino, improvviso e soprattutto inaspettato “innamoramento” (beh, non esageriamo, forse è solo una cotta) per FB, ci sono tante cose che mi piacciono. Una su tutte il mio gruppo con i compagni delle elementari, gente con cui parlo con la confidenza dei vecchi amici pur non vedendoli da 20 anni (molti di loro non li riconoscerei neanche in ascensore). Ma la cosa più divertente è scoprire mie foto di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. Questa è una.