10 100 1000 Obama

2 02 2009

Fate come me: obamizzatevi! Una simpatica risorsa all’indirizzo www.obama-me.com.

my-obama-me_02-02-09





Facebook Is Burning

26 11 2008

divertente…





Ancora sui Social Network? No…

24 11 2008

Ok la notizia è vecchia (più o meno di un anno), ma non mi sembra che qua (intendendo come qua l’Italia, Torino, la Blogosfera ecc. ecc….) se ne sia parlato più di tanto e, dopo tutto quello di cui abbiamo discusso nelle scorse settimane, è sicuramente attuale. Parliamo di NOSO, il social network che non è un social network: “NOSO is a real-world platform for temporary disengagement from social networking environments. The NOSO experience offers a unique opportunity to create NO Connections by scheduling NO Events with other NO Friends”(fonte nosoproject.com/about/). A metà tra l’esperimento sociologico e la performance artistica, NOSO è molto semplice da usare. Vi registrate e aspettate, presto un nuovo NOSO verrà organizzato nel pub vicino a casa vostra, nel bar della vostra università, nel parco dietro casa (ok ok se abitaste a San Francisco serebbe più facile). Parteciperete al NOSO insieme agli altri utenti (i vosti NO amici) ma… non avete alcun obbligo di interagire con loro: lo scopo di NOSO (=NO SOcial) è semplicemente quello di farvi spegnere il computer e farvi uscire di casa. Questa è l’esperienza che condividerete con gli altri partecipanti: uscire là fuori dove c’è la vita vera.

noso





Segnalazioni

20 11 2008

Apprendo via vespa, e diffondo. E’ nato il blog Urban Activism. Iniziativa lodevole, because “big car=short dick!”. Tra le iniziative segnalo “park(ing) day”. Check it out.

bigcarshortdick04





Do It Yourself

19 11 2008

Lasciamo per un attimo perdere Facebook, chi vivrà vedrà, qualcosa succederà. Torniamo a parlare di fai da te, anzi di Do It Yourself, come nella migliore tradizione. No, non torniamo a parlare di uncinetto (o almeno non del tutto), ma volevo ricollegarmi alle disavventure patite ieri dalla mia ragazza, alla vana (vanissima) ricerca di un oggetto davvero bizzarro: un maglioncino nero, da donna, semplice semplice. Mica tanto semplice, almeno per la nostra società. Al capo in questione venivano richieste tre caratteristiche irrinunciabili (oltre al colore nero e alla foggia): 1) essere prodotto in Italia (o quanto meno non in paesi asiatici tipo Cina, Taiwan, Bangladesh con politiche lavorative poco limpide ecc.) e quindi dallo spettro dei negozi possiamo già togliere H&M, Zara e compagnia cantante. 2) essere di lana, almeno in una buona percentuale (50%?). 3) non costare uno stipendio. Bene, la ricerca si è rivelata vana: poliestere a go-go, etichette rivelatrici e prezzi improponibili (almeno per capi 10% lana e il resto…). Nella Torino all’avanguardia, always on the move, capitale mondiale del design ecc ecc. sotto i 100 euro un maglione nero, di lana e prodotto seguendo le regole dell’etica e della morale (e, non guasta, della sostenibilità ambientale) non ve lo danno. Neanche gli amici. Ecco allora che entrano in scena i ragazzi di Threadbanger, di cui abbiamo già parlato qui, geniale sito in cui, attraverso dei video divertentissimi, potrete imparare a realizzare da soli qualsiasi capo alla moda vi venga in mente, utilizzando materiali insoliti, di riciclo e magari che considerate inutili (tipo una vecchia spugna). Inoltre vi verranno segnalati designer e fashionistas cutting edge, negozi (ok la maggior parte stranieri), serate (idem)… Insomma, la visita al sito e soprattutto al loro canale youtube vale il prezzo del biglietto, come si dice, e soprattutto, forse, vi renderà consumatori (ancor) più consapevoli e, perchè no, più fighi. Do It Yourself.

threadbanger





Lascerò Facebook?

14 11 2008

Questa sera lascerò facebook? Ieri commentando il post di Dj Vespa sull’incontro di questa sera all’Amantes propettavo la possibilità di lasciare facebook, cancellando il mio account. I motivi sono noti: privacy zero, perdita di tempo, mail intasata e (forse soprattutto) quello snobismo che mi prende quando qualcosa a cui io mi sono avvicinato in tempi non sospetti diventa improvvisamente The Big Thing. Ci sono molti motivi per cui Facebook non mi piace e, in un certo senso, lo vedo davvero come un pericolo per la rete, soprattutto riguardo gli utenti meno 2.0, cioè la maggior parte dei miei amici e conoscenti, quelli che non hanno un blog, non hanno flickr, non consultano wikipedia, quelli quindi che usano la rete per controllare i titoli di repubblica.it e, da poco, per facebook. La mia paura è che facebook diventi una rete nella rete, e che sempre più utenti al posto di collegarsi al web si colleghino direttamente ed esclusivamente a fb. Non credo, come suggerisce il dibattito di questa sera, che fb rosicchi audience ai blog (io credo che solo i bloggers leggano i blog, gli altri, se lo fanno, lo fanno inconsapevolmente o non lo fanno proprio), ma credo che alla lunga possa intorpidire l’utenza sugli sviluppi del web. Pensateci: io già adesso ricevo dei “bollettini”, sorta di giornaletti creati e diffusi esclusivamente via facebook, sempre più personaggi pubblici hanno la loro pagina di cui si può diventare fan, facebook è come il bignami della rete: ci sono i video, ci sono i post, ci sono le informazioni, ci sono le foto, ci sono cose divertenti che fanno ridere, tutto più piccolo e annacquato. Dj Vespa dice che può essere utile per il lavoro che facciamo (“comunicazzzione”), ma su questo non sono particolarmente d’accordo, certo puoi facilmente reperire informazioni su chiunque, come la mail del determinato tizio, della determinata azienda che ti serve, ma non credo che un contatto nato su facebook possa tornarti particolarmente utile. Cioè se devi intervistare o fotografare Walter Veltroni, facebook è inutile. Magari serve a far vedere che ci sei, che sei connesso. Ma punto. Può servire alle aziende, che creano pagine dedicate ai loro prodotti, e questo è uno degli aspetti che mi piace meno. Gli artisti, i videomaker e i musicisti rimangono comunque su myspace, da questo punto di vista molto più performante. Un’altra (non)feature che non mi piace è l’assoluta impossibilità di cambiare o abbellire il layout della pagina, trovo quest’uguaglianza imposta davvero fastidiosa. Perchè la mia pagina dev’essere uguale a quella di Filippo Facci? Perchè devo utilizzare solo l’azzurro?

Però. Però ieri sera mentre facevo un giretto, mi scaricavo le foto che ho paura di perdere nel caso lasci il servizio, mi salvavo le email di chi mi interessa, ho pensato che qualche cosa di buono c’è. Certo, è inutile e non umano poter ritrovare gente persa da 20 anni, che magari neanche all’epoca ti stava così simpatica, è inutile aggiungere 400 persone come “amici”, è inutile scambiarsi gintonic virtuali e diventare fan di sapientino, ma è utile poter restare in contatto con chi magari prima vedevi tutti i giorni sulla scalinate di palazzo nuovo e adesso, causa lavoro di entrambi, incontri una volta al mese, è utile (per chi ce l’ha) vedere come cresce la tua nipotina che abita a Londra, è bello ritrovare chi ti stava davvero simpatico e hai perso per i casi della vita, è bello condividere con i tuoi compagni di viaggio le foto delle vacanze. Per esempio, una delle cause che potrebbe farmi rimanere su Facebook è questa: ieri i miei ex colleghi del giornale su cui scrivevo hanno aperto un gruppo dedicato a questa testata. Ed è stato come tornare in redazione, molto di più che seguire il loro sito, è stato tornare nella redazione dove ho passato ore e ore della mia vita. Forse basterebbe un uso più consapevole, basterebbe rendersi invisibili ai più e condividere ciò che vuoi con chi vuoi. Forse dovrei cancellarmi (definitivamente) e poi rientrare con un altro spirito. Forse dovrei cancellarmi e basta. O forse potrei semplicemente tenerlo, cagarlo di meno, e aspettare che faccia la fine di Second Life (cosa che adesso mi viene difficile pensare, ma sicuramente arriverà un facebook più bello di fb, 3 anni fa pensavo non ci fosse nulla per il p2p meglio di soulseek…).

Una cosa è certa: l’incontro di stasera e l’interesse mediatico che ha suscitato, questi miei dubbi esistenziali sul fatto se cancellare o meno il mio account di fb, i post che stanno fioccando ultimamente sui blog, dimostrano che facebook è penetrato in profondità nelle nostre esistenze. Forse troppo però. Ed è per questo che il dubbio rimane. Io il mac stasera lo porto, ascolto il dibattito. Poi decido.





Perchè sto (di nuovo) pensando di lasciare facebook

13 11 2008

Dopo l’entusiasmo… arrivano i dubbi. Ok, è l’argomento del giorno: se ne parla qui, qui e qui e in chissà quanti altri blog che non leggo (oltre che su adbusters e – tradotto – su internazionale). Se ne parla sui giornali, sui siti e (poco) anche tra amici. Facebook comincia a rompere un po’ i coglioni. Comincia (continua) a risucchiare sempre più tempo, la gente comincia a essere stufa di far vedere a tutti (a volte senza saperlo) com’è la sua faccia dopo vodka lemon+negroni+spritz+birra+vodka lemon di nuovo+chi più ne ha più ne metta ogni volta che fa una serata. Certo, anch’io ho aperto gruppi con compagni delle elementari (forse l’unica applicazione di fb davvero utile, ritrovare i vecchi amici, sempre che uno abbia voglia di farlo, mio padre, e il vostro, ha vissuto 60 anni senza rivedere i compagni dell’asilo e -soprattutto- senza essere angustiato dalle sue orribili foto con vestiti e capelli anni ’80). Anch’io sono andato a cercare i passati amori (e non) per vedere come erano diventate. Anch’io (poco) ho risposto ad appelli e aderito a cause. Però anch’io mi sono ritrovato a chiedere a persone che mi venivano presentate: “ciao? Ci sei su facebook?”, e non mi sono piaciuto. La situazione a volte è paradossale: l’altro giorno ho scritto una mail di lavoro, e il mio interlocutore mi ha risposto su fb! Ho (quasi) deciso, lascio Facebook. Deciderò (simbolicamente) domani dopo questo incontro. D’altronde ho questo simpatico blog, se voglio mettere le foto ho flickr, se voglio mettere i video ho youtube, se voglio vedere le donnine in costume ho l’imbarazzo della scelta. Ma soprattutto, se voglio vedere un amico, vado ai galli, ordino un bicchiere di vino (o un vodka lemon) e mi siedo. Vis-a-vis.

visavis