Cronaca di un pericolo scampato

13 03 2009

Qualche anno fa, quando ancora facevo l’università, sono stato convocato per un colloquio in un’associazione culturale torinese. Mi telefonarono verso le due del pomeriggio di un giovedì (me lo ricordo perchè ricordo cosa stavo facendo quando ricevetti la telefonata) e mi convocarono per le tre. Al mio arrivo mi fecero subito notare che ai colloqui ci si presenta in giacca e cravatta (io ovviamente, per motivi di tempo, ero andato vestito com’ero: jeans e maglione). Poi mi dissero che la loro gloriosa associazione non tollerava ritardi, abbigliamento non “consono” e, soprattutto, pretendeva dedizione assoluta al presidente cui, al di là delle mansioni che uno svolgeva nell’ufficio, poteva succedere di fare qualche favore (come ritirare la roba sporca in lavanderia, questo è l’esempio che usarono). Naturalmente la giornata lavorativa era di 10 ore (“ma gli straordinari non li paghiamo”) e la settimana durava fino al sabato mattina. La lunga ombra dell’associazione mi avrebbe seguito anche fuori dall’orario di lavoro “perchè i nostri dipendenti non possono concedersi comportamenti inadeguati in pubblico, nemmeno nel tempo libero”. Il mio fastidio divenne sempre più evidente e la mia interlocutrice e io convenemmo che non era il posto adatto a me. Meno male, perchè sennò adesso sarei disoccupato.





Autocelebrazione

9 02 2009

Uno dei tre momenti più alti (in tutti i sensi) della mia vita.





Se le scrivo magari le faccio davvero: buoni propositi per il 2009

13 01 2009

E così siamo tornati a correre. Non voglio dire che le vacanze sembrino particolarmente lontane, è banale e non è vero, sento ancora dentro quell’energia che mi ha fatto iniziare l’anno con un piglio diverso e il solito carico di buoni propositi: lavorare, fare soldi, fare sport, fare il bravo in casa, mettere a posto itunes e svuotare l’hard disk facendo un po’ di dvd. Inoltre devo: postare le ultime foto su flickr e qui, aprire finalmente un account pro di flickr, mettere a posto i cd, finire i tre libri aperti contemporaneamente sul mio comodino (Gang Bang, Traditori di tutti, L’inattesa piega degli eventi+La saga di Zio Paperone), leggere di più Internazionale, guardare tutti i film di cui è stipato il suddetto hd (in primis John Rambo e A history of violence), far aggiustare le casse (qualcuno ha un consiglio su dove portare delle jbl?), andare a trovare la nonna, bere di meno, fumare di meno, mangiare di più, bere meno caffè e più acqua, comprarmi una crema per il viso chè ho quasi 31 anni, fare la revisione alla vespa, cambiare lo specchietto della macchina, vedere se l’hp si può riprendere, vedere se l’ipod si può riprendere, cambiare gli sci, fare decisamente ancora più sesso, andare di più a teatro e all’opera, andare di più a vedere le mostre, andare a dormire prima, finire di vedere 24, finire di vedere californication, imparare bene a montare i video, riprendere una lingua straniera, cambiare le lampade della casa in montagna, comprare le mensole per la casa in città, far incorniciare i quadri per la casa in città, comprarmi un maglione decente, vedere di più gli amici trascurati, andare a cena dai miei almeno una volta a settimana, regalare più fiori alla mia fidanzata, tagliarmi i capelli… E le prossime vacanze, salvo qualche piccolo ponticello (mi pare che il calendario non sia molto gentile quest’anno), sono ad agosto…





il barney che mi piace

9 12 2008




Lascerò Facebook?

14 11 2008

Questa sera lascerò facebook? Ieri commentando il post di Dj Vespa sull’incontro di questa sera all’Amantes propettavo la possibilità di lasciare facebook, cancellando il mio account. I motivi sono noti: privacy zero, perdita di tempo, mail intasata e (forse soprattutto) quello snobismo che mi prende quando qualcosa a cui io mi sono avvicinato in tempi non sospetti diventa improvvisamente The Big Thing. Ci sono molti motivi per cui Facebook non mi piace e, in un certo senso, lo vedo davvero come un pericolo per la rete, soprattutto riguardo gli utenti meno 2.0, cioè la maggior parte dei miei amici e conoscenti, quelli che non hanno un blog, non hanno flickr, non consultano wikipedia, quelli quindi che usano la rete per controllare i titoli di repubblica.it e, da poco, per facebook. La mia paura è che facebook diventi una rete nella rete, e che sempre più utenti al posto di collegarsi al web si colleghino direttamente ed esclusivamente a fb. Non credo, come suggerisce il dibattito di questa sera, che fb rosicchi audience ai blog (io credo che solo i bloggers leggano i blog, gli altri, se lo fanno, lo fanno inconsapevolmente o non lo fanno proprio), ma credo che alla lunga possa intorpidire l’utenza sugli sviluppi del web. Pensateci: io già adesso ricevo dei “bollettini”, sorta di giornaletti creati e diffusi esclusivamente via facebook, sempre più personaggi pubblici hanno la loro pagina di cui si può diventare fan, facebook è come il bignami della rete: ci sono i video, ci sono i post, ci sono le informazioni, ci sono le foto, ci sono cose divertenti che fanno ridere, tutto più piccolo e annacquato. Dj Vespa dice che può essere utile per il lavoro che facciamo (“comunicazzzione”), ma su questo non sono particolarmente d’accordo, certo puoi facilmente reperire informazioni su chiunque, come la mail del determinato tizio, della determinata azienda che ti serve, ma non credo che un contatto nato su facebook possa tornarti particolarmente utile. Cioè se devi intervistare o fotografare Walter Veltroni, facebook è inutile. Magari serve a far vedere che ci sei, che sei connesso. Ma punto. Può servire alle aziende, che creano pagine dedicate ai loro prodotti, e questo è uno degli aspetti che mi piace meno. Gli artisti, i videomaker e i musicisti rimangono comunque su myspace, da questo punto di vista molto più performante. Un’altra (non)feature che non mi piace è l’assoluta impossibilità di cambiare o abbellire il layout della pagina, trovo quest’uguaglianza imposta davvero fastidiosa. Perchè la mia pagina dev’essere uguale a quella di Filippo Facci? Perchè devo utilizzare solo l’azzurro?

Però. Però ieri sera mentre facevo un giretto, mi scaricavo le foto che ho paura di perdere nel caso lasci il servizio, mi salvavo le email di chi mi interessa, ho pensato che qualche cosa di buono c’è. Certo, è inutile e non umano poter ritrovare gente persa da 20 anni, che magari neanche all’epoca ti stava così simpatica, è inutile aggiungere 400 persone come “amici”, è inutile scambiarsi gintonic virtuali e diventare fan di sapientino, ma è utile poter restare in contatto con chi magari prima vedevi tutti i giorni sulla scalinate di palazzo nuovo e adesso, causa lavoro di entrambi, incontri una volta al mese, è utile (per chi ce l’ha) vedere come cresce la tua nipotina che abita a Londra, è bello ritrovare chi ti stava davvero simpatico e hai perso per i casi della vita, è bello condividere con i tuoi compagni di viaggio le foto delle vacanze. Per esempio, una delle cause che potrebbe farmi rimanere su Facebook è questa: ieri i miei ex colleghi del giornale su cui scrivevo hanno aperto un gruppo dedicato a questa testata. Ed è stato come tornare in redazione, molto di più che seguire il loro sito, è stato tornare nella redazione dove ho passato ore e ore della mia vita. Forse basterebbe un uso più consapevole, basterebbe rendersi invisibili ai più e condividere ciò che vuoi con chi vuoi. Forse dovrei cancellarmi (definitivamente) e poi rientrare con un altro spirito. Forse dovrei cancellarmi e basta. O forse potrei semplicemente tenerlo, cagarlo di meno, e aspettare che faccia la fine di Second Life (cosa che adesso mi viene difficile pensare, ma sicuramente arriverà un facebook più bello di fb, 3 anni fa pensavo non ci fosse nulla per il p2p meglio di soulseek…).

Una cosa è certa: l’incontro di stasera e l’interesse mediatico che ha suscitato, questi miei dubbi esistenziali sul fatto se cancellare o meno il mio account di fb, i post che stanno fioccando ultimamente sui blog, dimostrano che facebook è penetrato in profondità nelle nostre esistenze. Forse troppo però. Ed è per questo che il dubbio rimane. Io il mac stasera lo porto, ascolto il dibattito. Poi decido.





Ogni cosa è inaspettata

17 09 2008

Del mio repentino, improvviso e soprattutto inaspettato “innamoramento” (beh, non esageriamo, forse è solo una cotta) per FB, ci sono tante cose che mi piacciono. Una su tutte il mio gruppo con i compagni delle elementari, gente con cui parlo con la confidenza dei vecchi amici pur non vedendoli da 20 anni (molti di loro non li riconoscerei neanche in ascensore). Ma la cosa più divertente è scoprire mie foto di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. Questa è una.





Messaggio per i librai e per chi mi vedrà nei prossimi giorni con un libro in mano

15 09 2008

Da tempo la letteratura americana contemporanea (e quella anglofona in generale) è tra le mie preferite. Ultimamente, dopo aver dato una scorsa a Chuck Palahniuk con alterne vicende (ok Fight Club e Soffocare, molto meno ok gli altri romanzi, almeno a mio parere), dopo aver letto Jonathan Lethem e dopo aver finalmente finito L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers (libro strepitoso), avevo deciso di avvicinarmi a David Foster Wallace.

Quindi non pensate che io sia uno di quelli sciacalli che hanno comprato Nevermind il 6 aprile 1994, acquistato A Night At The Opera il 26 novembre 1991, o visto Belli e Dannati il 1novembre 1993. Io non sono così. Avevo già deciso di comprare Infinite Jest prima di questo. Fidatevi.